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Category Archives: I diari di viaggio

Provenza 12-15 novembre 2015

Da diverso tempo pensavo ad un viaggio in Provenza, la Francia mi piace molto e credo che ogni Sud abbia il suo indiscutibile fascino! Siamo in novembre e poco prima di partire nella terra della lavanda mi sfiora il pensiero di aver scelto il periodo sbagliato… Penso: “in pieno autunno la lavanda non è in fiore e non potrò godere delle sue mille e intense sfumature” … E con la mente ai campi azzurri e viola, in quel preciso momento non avrei mai immaginato che proprio quel viaggio autunnale si sarebbe rivelato una bella e indimenticabile sorpresa!

Giovedì, 12 novembre

Partiamo la mattina di buon’ora, primo volo Brindisi-Roma, secondo volo fino a Marsiglia.

Qui, abbiamo prenotato l’Alex Hotel, un alberghetto di recente apertura che si rivelerà da subito una scelta perfetta! Ad accoglierci l’italianissimo Maurizio e ci sentiamo subito a casa nostra. Approfittiamo della sua disponibilità per organizzare il nostro tour al meglio e senza sprechi di tempo. Sulla guida avevo letto della bellezza del parco della Camargue: un giro di telefonate e Maurizio riesce a trovare il tour su misura per noi al miglior prezzo disponibile per il giorno seguente.

Intanto siamo all’imbrunire e ci imbattiamo in una primissima visita della vivace Marsiglia!

Per entrare nella tipica atmosfera marsigliese ci dirigiamo verso la zona del porto, è una bella serata e fa ancora caldo. In un piccolo ristorantino con i tavoli all’esterno degustiamo dei piatti tipici locali: la bouillabaisse, tradizionale zuppa di pesce di Marsiglia con scorfano (rascasse), gallinella (grondin) e anguilla di mare (congre), il tutto immerso nella rouille, una salsa a base di aglio, olio di oliva, peperoncino e brodo di pesce in cui si intingono fette di pane bianco abbrustolite (croûtons). Decidiamo anche di provare la tipica salsa aïoli, la maionese preparata con tuorli d’uovo, olio di oliva e aglio tritato… davvero molto particolare!

Venerdì, 13 novembre – Arles e il Parco de La Camargue

È il giorno del safari nel Parco della Camargue! La partenza è prevista per il primo pomeriggio dalla vicina Arles che raggiungiamo in 1 ora di treno già dalla mattina, il biglietto costa poco più di 15 euro a tratta.

Ne approfittiamo per una passeggiata fra le viuzze del centro storico e scopriamo di essere nella sede di governo preferita da Costantino il Grande nel V secolo d.C. e nella città che fu scelta da Van Gogh per alcune delle sue opere. Arles sembra sospesa fra presente e passato. Visitiamo l’anfiteatro romano del I secolo, il più grande d’Europa: veramente mastodontico e con una storia particolare. Scopriamo che in epoca medievale diviene una fortezza a difesa di una vera e propria cittadella interna organizzata intorno a una piazza e una cappella. Nel corso dell’Ottocento viene ripristinato il vecchio anfiteatro, oggi utilizzato per le corride! Dalle torri il panorama è davvero mozzafiato e ci soffermiamo per respirarne l’incanto. Un salto al vicinissimo teatro romano e poco prima delle 14 ci incamminiamo verso il luogo dell’appuntamento dove un uomo corpulento e simpatico ci attende al fianco della sua jeep bianca…il tour è tutto per noi, si parte con Jean-Michel!

La nostra guida ci illustra il percorso nel delta del Rodano e ci anticipa che nel raggio di circa 50 chilometri, da Arles a Saintes-Maries-de-la-Mer, incontreremo tori neri, cavalli bianchi e molti uccelli migratori… e aggiunge che, se saremo fortunati, potremo imbatterci ancora nell’incontro con qualche fenicottero rosa, l’abitante tipico del parco, ma praticamente introvabile nel mese di novembre. Non ci scoraggiamo!

Delta del Rodano (foto F. Saracino)

Delta del Rodano (foto F. Saracino)

Jean-Michel ci indica sulla mappa l’area in cui ci troviamo: la Camargue è la zona umida a sud di Arles, fra il Mar Mediterraneo e i due bracci del delta del Rodano, il Grand Rhône a Oriente e il Petit Rhône dall’altra parte. Intanto, passiamo gradualmente da un nord destinato alla coltivazione di mele, riso e grano a un sud selvaggio e incontaminato. Trattenersi sul sedile posteriore è praticamente impossibile, e in quello spettacolo immagino il profilo della jeep che procede con le nostre teste sporgenti al di sopra del tettuccio… intorno, strade sterrate e distese sconfinate. Il nostro primo incontro è quello con i cavalli bianchi e vigorosi della Camargue: sono stupendi! Jean-Michel ci racconta che il manto di questi cavalli passa dal nero/marrone dei nascituri, al grigio degli esemplari intorno al terzo anno di età, fino al bianco candido dei cavalli adulti.  Gli esemplari maschi appartengono alle “mas”, così vengono chiamate nel dialetto provenzale le antiche fattorie (alcune risalgono al Medioevo) dedite ancora oggi alle attività agricole, alla caccia, alla pesca e all’allevamento di tori e cavalli di pura razza Camargue.

Cavallo razza Camargue

Cavallo di pura razza Camargue (foto F. Saracino)

Le giumente, invece, vivono anch’esse allo stato brado, ma nei territori demaniali. Qui, i cavalli non vengono allevati per le loro carni, ma impiegati dai gardianes (mandriani) per sorvegliare, radunare e domare i tori soprattutto nelle zone paludose inaccessibili con altri mezzi. I tori neri, gli altri abitanti del parco, sono il nostro secondo incontro. Scendiamo ancora una volta dalla jeep; siamo in una mas con una grande arena: ci incamminiamo lungo il suo perimetro e, sotto lo sguardo apparentemente indifferente dei tori, la nostra guida ci introduce nella terra delle corride. Ci racconta storie di una radicata tradizione influenzata dalla vicina Spagna: dai complessi criteri di selezione dei tori da corrida che nella scelta analizzano l’aggressività della madre e la corpulenza del padre, alla pratica della marchiatura a fuoco del bestiame per identificarne il proprietario e l’anno di nascita. Visitiamo diverse mas e Jean-Michel ci guida nella distinzione dei tori della Camargue, con le corna rivolte in avanti e impiegati nelle corride, dai tori spagnoli dalle “corna alte verso il cielo” (come dice lui stesso aprendosi in un grande sorriso!) protagonisti di giochi che qui si svolgono con frequenza, prove di coraggio non cruente dove a vincere è sempre l’animale.

Lungo il percorso Jean-Michel ci indica con occhio di esperto conoscitore (lui stesso è un gardian) diverse specie di uccelli e piante. All’improvviso si ferma per l’ennesima volta e, con l’entusiasmo di chi ha visto qualcosa di raro, ci invita ad osservare…. Siamo vicini ad una folta colonia di fenicotteri rosa annunciati da incredibili sfumature che spiccano sul fondo azzurro delle acque del delta! Intanto, in un paesaggio sempre più surreale in cui ciuffi rossastri di vegetazione spontanea sembrano quasi sospesi su grandi acquitrini, qua e là bianche garzette si muovono solitarie con becco e zampe nere e con la loro caratteristica penna che si drizza sul capo. Proseguiamo fino alla cittadina di Saintes-Maries-de-la-Mer, è quasi l’ora del tramonto e la città è praticamente deserta con le sue case basse e bianche. Siamo alle porte dell’inverno e, nella pace di un luogo che appare fuori dal mondo, è davvero difficile anche solo provare ad immaginare la calca estiva di cui ci parla Jean-Michel. Qui, a conclusione del nostro safari, lungo le spiagge di Saintes-Maries-de-la-Mer, assistiamo allo spettacolo più silenzioso e sorprendente che la natura possa offrire, le coucher du soleil.

Prima di intraprendere il cammino di ritorno, rimaniamo immobili, assorti nel silenzio di un paesaggio che invita a vivere senza fretta e a respirare la bellezza che solo la natura incontaminata sa regalare.

All’imbrunire siamo ad Arles; saldiamo il conto (48 euro per persona è un buon prezzo per un tour personalizzato di ben 4 ore!), salutiamo Jean-Michel e lasciamo la cittadina solo dopo aver gustato degli stuzzichini rigorosamente accompagnati da La Cagole, la tipica birra di Provenza dal vago retrogusto di miele e un buon grado di amarezza. Riprendiamo il treno per Marsiglia.

Sabato, 14 novembre – Aix-en-Provence e il Parco del Luberon

La mattina partiamo ad un orario comodo per la cittadina di Aix-en-Provence: da Marsiglia i collegamenti sono molto fluidi, in reception ci dicono che i pullman partono ogni 30 minuti alle spalle della stazione St. Charles vicinissima al nostro hotel. Il biglietto si fa direttamente a bordo e costa euro 5,50. Unica raccomandazione: salire a bordo con le monete pronte e contate!… Il conducente non ha resto.

L’ufficio del turismo è la nostra prima tappa: ho letto sulla guida che il Parco del Luberon è davvero molto bello e chiediamo delle informazioni. Prenotiamo subito il tour in quest’area famosa per i suoi campi di lavanda e per i caratteristici paesini. Siamo in novembre e il colore intenso della lavanda ha lasciato il posto ad altre sfumature, ma per noi il Luberon è una tentazione a cui dover cedere! Il biglietto costa euro 60 per persona e include un tour con tre tappe per un totale di 4 ore con partenza dopo pranzo. Prenotiamo e, nell’attesa, ci imbattiamo nella visita della città: con grande piacere scopriamo che siamo qui proprio in uno dei giorni settimanali dedicati ai famosi mercati, di frutta, verdura, fiori e tessuti dislocati fra Place de Prêcheurs e Place de l’Hotel de Ville. La cittadina è intrisa di tutto lo charme tipico della Francia del sud: il sole esalta i maestosi palazzi signorili e la bellezza dei viali con i grandi platani e le zampillanti fontane spesso ricoperte di muschio e dalle forme più bizzarre. Facile capire come mai la città abbia ammaliato poeti e pittori: Cézanne impresse nelle sue opere tutto l’incanto di questo angolo di Provenza. Il mercato ci inebria con le sue fragranze e i suoi colori: indimenticabili quelli della lavanda proposta in ogni foggia, dai mazzolini sparsi in ogni dove ai sacchetti, all’acqua profumata, ai saponi artigianali e ancora, i profumi del timo, della salvia e ogni erba aromatica!

Lavanda

Mercato di Aix-en-Provence (foto F. Saracino)

È l’ora del tour e ci incamminiamo nei pressi dell’ufficio del turismo, dove ad attenderci è Alexandre che parla un italiano perfetto, tanto meglio! Il gruppetto è fatto: insieme a noi, due ragazze giapponesi e siamo pronti per la partenza! Prima tappa Lourmarin che ci attende con il suo castello cinquecentesco e le casette con le facciate interamente ricoperte da una folta vegetazione a foglioline rossastre… un tripudio di calde e intense sfumature. In bella mostra, ogni finestrella esibisce, qui, un manufatto in ceramica: riproduce in ogni dimensione la cicala, il simbolo della Provenza.

Riprendiamo il tour, passiamo per Bonnieux da dove ammiriamo in tutta la sua bellezza la valle del Luberon: il tempo di una foto presso il Ponte Giulio, il monumento più antico del Luberon realizzato dai romani nel III secolo a. C., e ci muoviamo in direzione Roussillon. Il paese è famoso per le sue cave di ocra i cui colori dominano in ogni angolo il paesaggio: ritrovarsi immersi in questa gamma di tinte forti dal giallo dorato, all’arancio al rosso è una sensazione unica!

Roussillon, cave di ocra (foto F. Saracino)

Roussillon, cave di ocra (foto F. Saracino)

Roussillon ci accoglie con le sue casette rossastre e gialle; tutt’intorno, i maestosi fianchi rocciosi di ocra immersi in una vegetazione folta e selvaggia: sono le antiche cave di estrazione ormai dismesse e protette, un incanto a cielo aperto! Ci siamo solo noi e anche qui è difficile immaginare la confusione tipica della stagione estiva. Fra le viuzze del borgo ci imbattiamo nelle botteghe che vendono i colori in polvere ricavati da questo minerale terroso, il paradiso per artisti e appassionati!

Roussillon

Roussillon (foto F. Saracino)

Siamo all’ora del tramonto e ci muoviamo alla volta di Gorde il paesino realizzato in pietra a secco. La giornata si conclude qui con un’ultima passeggiata fra le callade, i vicoli stretti di questo magico borgo su cui prospettano l’imponente castello trecentesco e la chiesa di Saint Firmant.

È sera e siamo di nuovo ad Aix-en-Provence; prima di riprendere il pullman cediamo ai consigli di Alexandre che ci parla de La Fromagerie du Passage. Ci lascia proprio lì davanti: lungo cours Mirabeau, non bisogna esitare nel varcare quello che sembra un portoncino di un palazzo privato, che invece conduce in un vicoletto stretto e lungo del centro storico della cittadina. La dritta di Alexandre è azzeccata! Concludiamo la giornata sulla splendida terrazzina di questa particolare formaggeria dove scegliamo una deliziosa fondue.

 

Domenica, 15 novembre – Marsiglia

Dedichiamo l’ultimo giorno alla scoperta della città che ci ospita: Marsiglia! Scelta come base per la facilità dei collegamenti con i luoghi visitati, si rivela una piacevole sorpresa. La mattina, raggiungiamo la zona del Vieux Port, il porto della città. Lungo rue de la Canebrière ci imbattiamo nei negozi tipici con le loro “pareti” di saponi che sembrano non lasciare spiraglio: l’occhio passa da una tinta all’altra in un tripudio di colori, nell’aria infiniti profumi! Saponi ovunque: in ogni fragranza, ogni foggia e dai mille impieghi; scopriamo gli antichi consigli della nonna secondo i quali il sapone di Marsiglia diviso in pezzetti e adagiato nel letto pare essere un toccasana per la prevenzione dei crampi alle gambe!

Al porto prenotiamo uno dei due tour proposti dal trenino turistico, quello fino alla cattedrale di Notre- Dame-de-la-Garde al costo di 8 euro. Lungo la strada costiera ammiriamo, sospeso nel golfo di Marsiglia, le isole Frioul e lo Château d’If: la prigione fortificata cinquecentesca resa famosa dal romanzo Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Questo panorama è solo l’anticipo della meraviglia che si può godere dalla cattedrale: a 162 metri di altitudine questo enorme edificio è dominato dalla grande statua della Bonne Mère, così gli abitanti di Marsiglia chiamano la loro Madonna; la statua alta ben 10 metri, è ricoperta da migliaia di foglie d’oro. Il panorama sul golfo è davvero mozzafiato!

Finito il tour in trenino, scegliamo invece di percorrere a piedi il secondo itinerario: nel pomeriggio ci concediamo un lunga passeggiata a Le Panier, il caratteristico quartiere dei pescatori nel cuore del centro storico. Di grande fascino, i suoi vicoletti sono impreziositi da variopinti tuttotondo collocati a mo’ di totem agli angoli delle stradine o sulle facciate degli antichi edifici.

Si conclude qui la nostra permanenza nella magica Provenza. E alla fine di questi tre giorni molto intensi posso solo affermare che questo è stato un viaggio davvero indimenticabile!

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Scozia: 22-30 settembre 2014

Scozia: 22 settembre 2014

Inizia oggi il nostro viaggio alla volta della Scozia. Il volo è previsto alle 18.50 da Amsterdam (trovandomi già qui per lavoro ho approfittato di un’ottima offerta low cost Amsterdam-Glasgow).
Alle 19.20 (ora locale) atterriamo a Glasgow. Usciamo dall’aeroporto e ci dirigiamo alla fermata dei bus (stand 1); ho letto sulla guida che il First n. 500 parte ogni 15 minuti con diverse tappe in centro città. Il biglietto lo acquistiamo a bordo (6.00 £) e in circa 20 minuti siamo al capolinea. Il nostro hotel è a 100mt, fa parte della catena CitizenM ed è un hotel di design moderno, con arredi, negli ambienti comuni, di gran fascino, le camere, invece, sono piccoli gioielli di domotica: un tablet sul comodino consente di gestire autonomamente luci, climatizzatore, tende, tv etc. Anche il check in è computerizzato e autogestito grazie all’utilizzo di grandi monitor touch screen ubicati in reception.
Prendiamo possesso della camera, disfiamo le valigie, giochiamo un po’ con il tablet (immagino lo facciano tutti coloro che non sono abituati a questi sistemi!) e usciamo per una prima cena veloce.
Entriamo in un tipico pub non lontano dall’hotel per una bistecca con patatine e, ovviamente, birra. Il locale non è per niente affollato, d’altra parte è lunedì; mi soffermo a guardare alcuni signori che chiacchierano al banco, un po’ defilato un gruppetto di studenti universitari seduti di fronte a uno dei monitor che trasmettono la partita, infine, qualche coppia ai tavolini vicini all’ingresso.
L’atmosfera è piacevole, rilassata, il pasto discreto e assolutamente economico, spendiamo in due 9.98£…non possiamo lamentarci!

 

23 settembre 2014

Scottish breakfast, un momento importantissimo e assolutamente da non perdere, soprattutto se si ha la fortuna di soggiornare in un posto che propone la colazione tipica: porridge di avena (il cereale principe della Scozia), salsiccia, pancetta, uova, tattie scone (frittelle di patate), aberdeen rowies (sfogliatine di strutto e burro) da condire con marmellata, oatcakes ( biscotti rotondi di avena), e, non sempre disponibili ma tradizionali, il black pudding (insaccato di grasso di rognone, avena, orzo e spezie) e l’haggis (interiora di montone con farina d’avena e spezie), oltre a, naturalmente, pomodori, fagioli etc etc . Un concentrato di calorie che consente di arrivare tranquillamente fino all’ora di cena senza bisogno di spuntini intermedi!
Finalmente diamo inizio alla visita del centro cittadino passando da Queen Street Station – dove stampo i biglietti ferroviari pre-acquistati, che mi serviranno per i prossimi giorni (acquistandoli con qualche settimana in anticipo si trovano offerte davvero interessanti) – e continuando a piedi fino alla Merchant House, George Square, la Gallery of Modern Art e ancora fino alla Cattedrale. Si tratta di uno dei pochissimi edifici religiosi del XIII secolo sopravvissuti alle distruzioni del periodo della Riforma scozzese. Alle spalle è il maestoso cimitero vittoriano.

La Cattedrale di Glasgow

La Cattedrale di Glasgow

Riprendiamo la passeggiata percorrendo Ingram Street, Bell Street e, a ovest, fino alla Central Station. Risaliamo da Buchanan Street per una sosta obbligatoria alla Willow Tea Room, graziosa sala da tè realizzata da George Washington Brown; gli interni furono curati da George Walton mentre Charles Remie Mackintosh (famosa è la sua Willow Tea in Sauchiehall Street) disegnò alcuni fregi a stampo. La selezione di tè è impressionante, come anche quella di biscotti, pasticcini, torte etc.
Nuovamente in strada continuiamo a girovagare a ovest della Central Station su Vincent Street e ancora su fino a Renfrew Street. Percorriamo interi tratti senza incontrare anima via poi, all’improvviso, in prossimità di una strada principale o di una stazione ferroviaria, una nuova Glasgow si presenta ai nostri occhi: gente che corre, che fa shopping, musicisti di strada – alcuni sono davvero bravi e può capitare di percorrere decine di metri pensando di indossare un iPod prima di realizzare che la musica arriva da quel giovane al centro della strada o da quel vecchietto all’angolo seduto su una panchina o nei pressi di una fioriera -.
Di colpo il tempo cambia, la temperatura cala bruscamente e inizia a piovigginare, così decidiamo di entrare in un ristorantino trovato online (il Two Fat Ladies in the Center) e di cenare come gli scozzesi alle 18.30.
Cena a base di salmone locale e buon vino bianco francese…il conto è decisamente più salato che in un pub ma ne vale la pena!

24 settembre 2014

Oggi colazione prestissimo e di corsa in George Square 11 da dove parte il nostro tour ‘Stirling Castle, Loch Lomond National Park & Whisky’. Si tratta di un giro in minicoach organizzato da Rabbie’s, uno dei più noti operatori in UK. L’autista, che è anche una blue badge tourist guide, fortunatamente parla un inglese perfetto, diversamente sarebbe stata una tragedia, l’accento scozzese è davvero incomprensibile!
Durante il tragitto la guida/autista ci intrattiene con un po’ di storia locale e alcune curiosità. Ci spiega che negli anni ’70, a seguito della crisi del settore industriale (industria pesante legata alla costruzione delle navi) la popolazione passò da 1.2 mln di abitanti a poco più di 500.000. Oggi si intravede la luce alla fine del tunnel grazie, anche, al settore turistico.
Continua con un po’ di storia meno recente e naturalmente non può mancare un accenno a William Wallace e al noto film Brave Heart con Mel Gibson, uno dei film ‘more inaccurate’ della storia del cinema – a detta del nostro simpatico cicerone – ma che ha avuto un vantaggio: far salire di 2 punti percentuali il turismo scozzese l’anno successivo alla sua uscita nelle sale!

Finalmente la prima tappa: Stirling Castle. L’ingresso è a pagamento (14.00£) e i partecipanti al tour usufruiscono di un piccolo sconto. Il castello è uno dei più grandi e importanti in Scozia; ubicato in altura è circondato da ripidi dirupi su tre lati, funzionali alla difesa, e risale al XV-XVI secolo, per quanto siano evidenti successivi interventi. Qui, nel 1543, Mary Stuart fu incoronata Regina di Scozia. Internamente si possono osservare diverse ricostruzioni museali che aiutano a comprendere come si svolgeva la vita di tutti i giorni in particolare nelle stanze di servizio, cucine in primis. Non mancano sale interattive per i più piccoli.

Stirling Castle

Stirling Castle

Risaliti sul bus continuiamo il nostro tour effettuando diverse soste per godere di questo paesaggio strepitoso. Ci imbattiamo in qualche esemplare di ram o Highland’s cow e ci lasciamo incantare dai boschi di oaks tree, pine tree, beech tree (querce, pini e faggi) e ovviamente distese sconfinate di pascoli! Per pranzo ci fermiamo a Aberfoyle dove addentiamo al volo un panino e trascorriamo qualche minuto al ‘The Scottish Wool Centre’. Procediamo fino al Loch Lomond e, dopo una breve passeggiata a piedi tra i boschi, raggiungiamo un punto panoramico che lascia letteralmente senza fiato, da lì fino alle sponde del lago.
Ultima tappa: Glengoyne Distillery, visita e degustazione di due single malt di 15 e 18 anni.
Riconquistiamo il nostro minibus e ripartiamo alla volta di Glasgow continuando a rivolgere lo sguardo verso questi spettacolari boschi di querce, pini, faggi.

25 settembre 2014

Oggi ce la prendiamo comoda, il nostro treno è previsto per le 12.10 e la stazione è a due passi dall’hotel; quindi, niente scrupoli e giù con una tipica colazione scozzese: oatcakes, bacon, salsicce, porridge, yogurt etc. Controlliamo con calma mail e messaggi, prendiamo le nostre cose e salutiamo Glasgow.
Il treno è la mia passione, non resisto al suo fascino e il tragitto fino a Inverness si prospetta alquanto affascinante. Il treno regionale viaggia lentamente concedendoti tutto il tempo necessario per osservare il paesaggio che cambia, la bellezza delle stazioni dei paesini che attraversiamo: Perth, Bankfoot & Dunkeld, Pitlochry… Dapprima dolci colline con enormi distese di pascoli, montoni, mucche, cavalli che pascolano con calma all’aria aperta su un manto di erba ancora verde, approfittando di qualche raggio di sole. Pian piano iniziano a mostrarsi ai nostri occhi boschi maestosi con alberi altissimi, fitti e ancora verdi. Più tardi il paesaggio delle highlands che tante volte abbiamo sognato, immaginato: catene montuose dalle cime arrotondate, con folte foreste che si specchiano sui lochs (laghi) di acqua dolce; qua e là qualche piccolo villaggio nelle vallate che appaiono così solitarie e, naturalmente, campi da golf.
Osservo alcuni cottage isolati ai margini del bosco, in riva a un fiume o a un ruscello, e immagino quanto diversa debba essere la vita qui, i ritmi, le abitudini, le priorità!
Le Highlands incarnano tutto quanto il nostro immaginario sulla Scozia possa prevedere: il tartan, i clan, il whisky, il porridge, i paesaggi mozzafiato, le montagne, le valli, le isole e i fiordi.
La cittadina di Inverness è davvero piccola, ma tanto suggestiva e fotogenica, soprattutto al tramonto. Ne approfittiamo per una passeggiata prima di fiondarci da Mc Gonagall’s, una steakhouse che è una vera istituzione!

26 settembre 2014

Per la giornata di oggi ho prenotato un’escursione piuttosto impegnativa, visiteremo il Loch Ness, l’Eilean Donan Castle e proseguiremo fino all’isola di Skye. Ho prenotato sul sito di Go Scotland Tours (Highland Experience) due posti in un minivan che si rivela da subito una scelta perfetta. Il gruppo è esilarante, due signori statunitensi, che vivono da 12 anni in Ucraina come missionari, tre Indiani, una ragazza tedesca, quattro Cinesi, tre Malesi, e una Uruguagia. Sono quasi tutti sotto i trent’anni e fa una certe impressione vedere come giovani di paesi emergenti siano così assetati di cultura e conoscenza.
Il tempo oggi è imprevedibile; in linea di massima è piacevole ma, ogni tanto, il vento e un po’ di pioggia ci ricordano dove siamo!
Dopo una breve sosta al Loch Ness ci dirigiamo verso l’Eilean Donan Castle, un antico castello in buona parte ricostruito e di proprietà privata, ubicato in una posizione meravigliosamente bella; è uno dei castelli più noti e fotografati di tutta la Scozia.
Ci fermiamo per una pranzo veloce nel piccolo villaggio di Broadford e riprendiamo subito la marcia attraverso queste montagne incantate, fiumi, laghi, pecore al pascolo, lungo quella che è chiamata Glen Suardal. Nel villaggio di Elgol sostiamo per un tè caldo accompagnato da ottimi shortbreads (biscotti di pasta frolla).
Lasciamo Skye nel pomeriggio e ripercorriamo la strada verso Inverness sotto una pioggia incessante. Le temperature sono scese bruscamente e non abbiamo nessuna intenzione di rientrare in hotel a cambiarci, sono già le 19.00 e qui si cena presto, a dirla tutta, siamo abbondantemente fuori orario. Entriamo in un bar/restaurant non lontano dall’hotel, dove fortunatamente c’è ancora un tavolo libero, e ordiniamo una zuppa di pesce squisita (cullen skink) e dell’haddock, un’altra specialità scozzese, un pesce simile al merluzzo che assaggiamo nella versione affumicata…tanto per cambiare!

Eilean Donan Castle

Eilean Donan Castle

 

27 settembre 2014

Tappa di oggi: Edinburgh! Quindi colazione al volo, valigia (il cui ordine casuale tra sporco e pulito, libri e acquisti è a dir poco spaventoso!) e via in stazione per prendere il treno. Ci attendono 3 ore e mezzo di riflessione e lettura accompagnate dal sensazionale paesaggio delle highlands che scorre veloce fuori dal finestrino.
In stazione incontriamo alcuni dei partecipanti al tour di ieri con cui chiacchieriamo in attesa del treno che, a quanto pare, sarà lo stesso per tutti.
Edimburgo è una città magica, con un’energia unica. Spettacoli improvvisati in ogni angolo, gente di tutti i tipi e proveniente da ogni dove…è sabato sera e i locali sono strapieni. Tentiamo il colpaccio in un ristorante curdo. che sembra davvero invitante, ma senza successo. Finiamo, quindi, in uno dei tanti locali del centro a bere birra davanti a una grigliata di agnello.
Dopo cena passeggiamo con calma sul Royal Mile, dopo aver girovagato per un po’ nella old town.
Il nostro hotel è sulla St. Andrew Square, quindi attraversiamo il North Bridge, osservando in lontananza il castello illuminato; sul lato opposto riconosciamo il National Monument e il Nelson Monument, su Carlton Hill.

 

28 settembre 2014

Iniziamo la nostra giornata con calma, passeggiando lungo George Street e Rose Street, approfittandone per dare un’occhiata ai negozi; attraversiamo i Prince Garden, ricavati nella valle che separa la città nuova dalla città antica, e iniziamo la salita che conduce al Castello. L’ingresso ci costa £16.00, non proprio economico, tuttavia la visita è piacevole. Si tratta di una cittadella fortificata al cui interno sono la cappella di Santa Margherita, il Palazzo del Governatore, il Palazzo Reale, il Tesoro della Corona…. Da non perdere il Memorial Monument e i numerosi registri dei soldati morti durante le guerre mondiali.

La Cattedrale di Edimburgo

La Cattedrale di Edimburgo

Usciti dal castello ci dirigiamo verso la Cattedrale e, da lì, verso i Giardini Botanici. I quartieri tra i Queens Garden e l’orto botanico sono tranquilli, ordinati, puliti. Ci imbattiamo in un mercatino domenicale stracolmo di gente e prodotti alimentari (formaggi freschi, dolci, pane…); optiamo per una zuppa di patate (leek potato soup) e riprendiamo la strada in direzione Royal Botanic Garden, un paradiso verde in piena città! Resto letteralmente incantata davanti alle Glasshouses; estasiata dai colori delle orchidee e dalla collezione di piante esotiche. Passeggiamo nel parco per quasi tre ore, in fondo è una bellissima domenica pomeriggio e tutti appaiono entusiasti e rilassati.

Royal Botanic Garden

Royal Botanic Garden

Rientriamo in hotel verso le 19.30…come al solito troppo tardi…trovare posto in un ristorante sarà un’impresa! Eppure, dopo vari tentativi, riusciamo a sederci e a provare altre due specialità locali: il granchio e la trota (un viaggio è fatto anche di questo!).

 

29 settembre 2014

Due giorni addietro ho prenotato un altro tour con Rabbie’s; la prima esperienza ci è piaciuta molto, quindi bissiamo!
Prima tappa: Rosslyn Chapel. Nota soprattutto grazie al film ‘Il Codice Da Vinci’, è un piccolo gioiello del XV secolo realizzato per volere della famiglia St Clair. Un edificio incredibile, al cui interno si potrebbero trascorrere intere giornate per osservare con attenzione tutti i capitelli, gli archi, le decorazioni che, da un lato, sono tipiche dell’architettura gotica e di quel linguaggio squisitamente cattolico intento a intimorire i fedeli ricordando loro i peccati da non commettere e le punizioni infernali, dall’altro, afferiscono a quel misterioso mondo fatto di simboli esoterici e massonici (le due colonne che precedono il presbiterio, la croce di Malta, etc. etc.).
Terminato il giro della chiesa abbiamo ancora un po’ di tempo per una passeggiata nel minuscolo villaggio di Roslin, immerso in una campagna strepitosa, quella dei Borders, fertile, con dolci colline e basse montagne, prati e pascoli, fiumi, colori sensazionali e una pace diffusa.
Torniamo al nostro minivan appena in tempo per la ripartenza. Il nostro autista, Dave, ci spiega tantissime cose con grande entusiasmo e un malcelato orgoglio scozzese! Ci parla di Walter Scott, di William Wallace, Rob Roy Mcgregor, di Sean Connery, di Henry Potter, del golf e del rugby… Musica di sottofondo: Border River dei Dire Straits, ovviamente!
Finalmente giungiamo alla Melrose Abbey e qui ci fermiamo a lungo per una visita dell’abbazia e della cittadina.
La giornata trascorre velocemente e, in men che non si dica, siamo di nuovo a Edimburgo per la nostra ultima serata in Scozia…ma, chissà, forse un giorno!

Rosslyn Chapel

Rosslyn Chapel

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Portogallo coast to coast, 3 – 10 ottobre 2013

Portogallo: 3 ottobre 2013

Inizia il nostro viaggio alla volta del Portogallo. È da un po’ che pensavo a questo viaggio ed è arrivato il momento. Quest’anno le ferie mi toccano a ottobre e sono così stanca che non ho voglia di ore interminabili di volo, quindi….è il momento giusto!

Il viaggio è apparentemente semplice, la sveglia è fissata per le 4.00 e il primo volo per Roma decolla alle 7.00. Alle 12.00 abbiamo la coincidenza per Porto con la Portugalia (affiliata della TAP).

Ore 14.10 atterriamo a Porto – ora locale ovviamente (1 ora indietro rispetto all’Italia) – e dopo pochi minuti siamo nella metro che ci porta direttamente in città. Guardo fuori dal finestrino e appunto le prime impressioni: la città è bella sebbene le aree da recuperare siano davvero tante…anche la gente ha un’aria piuttosto trasandata.

A TRINIDADE scendiamo per prendere la metro D che ci conduce a Sao Bento, pieno centro cittadino, a due passi dalla nostra Guest House. Ci affrettiamo a effettuare il check in, lasciamo le valigie in camera e iniziamo il nostro giro. Prima tappa: LIVRARIA LELLO in rua das Carmelitas, la più antica libreria di Porto…almeno credo, di sicuro è considerata tra le più belle d’Europa! È un gioiellino interamente arredato e rivestito in legno in stile gotico – liberty ideata dall’ingegnere Francisco Xavier Esteves nel 1869; la scala è incantevole e ci sono turisti ovunque che provano a scattare foto sebbene sia vietato!

Procediamo verso la IGREJA DAS CARMELITAS, passiamo davanti alla TORRE DOS CLERICOS e da lì alla nota ESTACIAO de SAO BENTO decorata con fantastici azulejos, il leit motiv della città e ancora fino alla Sé CATEDRAL. Per arrivare alla Cattedrale esiste una strada principale (Avenida D. Alfonso Henriques)…ma ovviamente noi abbiamo optato per dei vicoli alternativi, piuttosto malfamati direi, ma incredibilmente veraci. La sporcizia in giro è da paura, a un tratto vengo colpita da un oggetto non ben identificato, alzo lo sguardo e vedo un uomo affacciato a un balconcino che si scusa ma, d’altro canto, qui non ci si fa troppi problemi a lanciare avanzi di ogni tipo fuori dalla finestra. Dopo pochi passi una porta si apre sul piano stradale, non capisco bene se si tratti di un’abitazione privata o di un’attività commerciale (forse entrambe le cose!)…sembra una sorta di spaccio di bibite e non so cos’altro, vedo gente in piedi vicino a una specie di bancone e bambini correre scalzi vicino a un cagnolino intento a fare i propri bisogni…apperò!!!

Continuiamo a girovagare per le strade al tramonto e, diciamolo subito: per chi fosse abituato alle città in pianura Porto non è esattamente una passeggiata di salute! Le salite sono alquanto ripide ma di un fascino retrò che solo il Portogallo può vantare. Numerosi sono i ‘miradouro’, ovvero punti panoramici, talvolta vere e proprie terrazze da cui osservare paesaggi urbani incredibili, non a caso dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

È ormai ora di cena e siamo non lontani da un ristorantino consigliatoci dalla ragazza della reception RESTAURANTE Traca in Largo Sao Domingos. È un posto davvero incantevole in una zona della città non troppo frequentata dai turisti.

Piccola nota di servizio: la lingua. Se pensate di capirci qualcosa perché le scritte che osservate un po’ ovunque vi sembrano simili allo spagnolo o perché avete letto da qualche parte che si tratta di una lingua ‘romanza’ vi sbagliate di grosso! La gente qui parla velocissimamente usando dei fonemi che avrete difficoltà a decifrare. Sembrano spagnoli dall’accento argentino che hanno studiato per anni a Mola di Bari. Di sicuro è un piacere ascoltarli e mettono di buon umore. Un consiglio: per comunicare optate per l’inglese, anche se non tutti lo parlano perfettamente. Se intendete esprimervi in spagnolo accertatevi di non urtare la sensibilità del vostro interlocutore.

4 ottobre 2013

Prima colazione alle 8.00 in punto con una piacevole sorpresa: in questa piccola guest house, alloggiata in un antico edificio sapientemente restaurato e arredato recuperando spazio laddove pensavi sarebbe stato impossibile, dalle camere minuscole ognuna con minibagno incorporato, la colazione è un momento magico! Dolci fatti in casa, crepes da farcire con cioccolata o marmellata artigianale, salumi, formaggi locali, pane, yougurt, cereali e succo d’arancia appena spremuto. Che meraviglia!

Oggi il programma prevede prima di tutto una visita alla chiesa di Sao Francisco, una chiesa-museo assolutamente imperdibile (è necessario munirsi del ticket d’ingresso). Superata la porta principale vengo assalita da uno stupore che ho provato poche volte nella vita: l’interno è stato interamente decorato in oro, legno dorato ‘talha dourada’,  tra XVII e XVIII secolo. La chiesa risale al 1214 ed è un’esperienza oserei dire catartica restare seduti al suo interno in meditazione.

Dopo un po’ riprendiamo il nostro cammino entrando qui e lì in alcune delle numerosissime chiese del centro. Arrivati al Cais de Ribeira ci fermiamo in un grazioso localino (Casinha Sao Joao) per bere una birra e assaggiare alcune deliziose tapas portoghesi prima di attraversare il mitico ponte Don Luis I che collega la città a Vila Nova de Gaia oltrepassando il fiume Douro.

A Vila Nova si concentrano le più antiche cantine vinicole, almeno le sedi storiche (Offley, Sandeman, Taylor’s, Ramos Pinto, Quinta do Noval, Calèm…) destinate alla produzione del porto. In tutte è possibile prenotare dei percorsi di degustazione o delle visite di approfondimento sulla storia di un vino che viene fatto invecchiare, in alcuni rari casi, anche fino a 80 anni!!!

Al termine della degustazione (mi sembrava doveroso) riprendiamo a passeggiare per la città. Nonostante le salite e le discese, Porto è una città da girare a piedi, tutte le attrazioni principali sono tra loro vicine; consiglio un taxi o un mezzo pubblico solo per spostarsi al Museo De Arte Contemporanea de Serralves progettato da Alvaro Siza, oppure per una cena da Yeatman dove il giovanissimo chef Ricardo Costa reinterpreta la tradizione concedendosi ardite sperimentazioni molecolari…ed è qui che trascorriamo la nostra ultima sera in città, sorseggiando un ottimo vinhos verde dalla strepitosa terrazza.

Barche ormeggiate a Vila Nova de Gaia

5 ottobre 2013

Salutiamo Porto e andiamo a ritirare l’auto che ci porterà a spasso nei prossimi 2 giorni. Prima tappa: Coimbra. Impieghiamo circa un’ora, lasciamo le valige in reception e ci spostiamo in centro; parcheggiamo nei pressi del mercato e entriamo nel centro storico da Rua Visconde da Luz. Si concretizza immediatamente davanti ai nostri occhi la Igreja de Santa Cruz, un edificio che lascia senza fiato, custode delle spoglie dei primi re del Portogallo! Procediamo in direzione Sé Velha (la Cattedrale) con il bellissimo chiostro gotico…le scale da percorrere sono davvero tante ma i vicoli di questa città – dichiarata Patrimonio dell’Umanità – sono un incanto. Ci fermiamo per un pranzo veloce in un piccolo bar interamente rivestito con azulejos lasciandoci divertire dal vociare della gente del posto. Coimbra è una città magica, la gente è cordiale, allegra e in giro si incontrano tantissimi giovani studenti; qui, infatti, ha sede la più antica università del Portogallo, fondata nel 1290. Ci spiegano che proprio agli studenti universitari si deve la diffusione del Fado, un genere musicale popolare che si distingue in diverse ‘scuole’: quella di Lisbona, di Porto e di Coimbra, quest’ultima, la più ‘accademica’ delle tre, impone ai cantanti (rigorosamente uomini) di indossare una mantellina scura, la stessa utilizzata dagli studenti universitari, in origine prerogativa delle popolazioni rurali.

Assistiamo ovviamente a uno spettacolo che dura un paio d’ore e subito dopo, per cena, ci spostiamo nella città bassa in una trattoria per niente nota ai turisti dove assaggiamo la specialità del posto: carne e spiedini alla brace. Il locale non è particolarmente invitante ma è un po’ l’essenza del Portogallo: mattonelline colorate alle pareti, orrende luci al neon, tavoli spartani, servizio essenziale e prezzi popolari.

Coimbra, Igreja de Santa Cruz

6 ottobre 2013

Lasciamo Coimbra alla volta di Sintra, una cittadina di ca 30.000 abitanti ubicata in altura; da non perdere il Palacio National e un giro sul minibus che conduce al Palacio de Pena e al Castelo dos Mauros.

Ci fermiamo per un pranzo veloce in uno dei tanti ristorantini del centro presi d’assalto dai turisti e, subito dopo, ci rimettiamo in marcia…Lisbona ci aspetta! Purtroppo è domenica e l’unica stazione Europcar aperta per lasciare il veicolo è quella dell’aeroporto…non ci posso credere, agli uffici noleggio una moltitudine di surfisti (con tanto di tavola al seguito) attende impaziente il proprio turno…sono diretti al sud, d’altra parte questo è il periodo ideale per praticare surf.

Arriviamo in hotel in tempo per una doccia e ci muoviamo alla scoperta della Baixa. In giro c’è tantissima gente, studenti, turisti…Camminiamo per un paio d’ore dall’Arco de rua Augusta fino a Praça dom Pedro IV, da lì saliamo al Barrio Alto perdendoci tra vicoli e vicoletti pieni di bar e ristoranti che propongono spettacoli di Fado. Scendiamo verso il Chiado passando da Largo São Carlos e ci fermiamo per una birra.

7 ottobre 2013

Dedichiamo la mattinata alla visita dell’Alfama, della Cattedrale e del castello di São Jorge (fortezza moresca ristrutturata da Alfonso Henriques, I re del Portogallo), godendo di questa bellissima e calda giornata di ottobre. Ci fermiamo per una tosta mista (pane fatto in casa con prosciutto e formaggio) al Miradouro di Santa Lucia.

Veduta di Lisbona

Per il pomeriggio abbiamo programmato un giro sull’altro lato del Tago. Ci imbarchiamo a Cais do Sodrè in direzione Cacilhas. La traversata dura ca 10 min e regala splendide vedute del Ponte 25 di Aprile (copia – in piccolo – del Golden Gate di San Francisco) e della statua del Cristo Rey (ispirata al Cristo Redentore di Rio de Janeiro). Arriviamo all’Alamada, un comune meno conosciuto dell’aerea metropolitana di Lisbona in cui è più evidente l’anima sud-americana di Lisbona, le strade sono alquanto sporche, molti edifici sembrano sul punto di sgretolarsi, ovunque ristoranti con gente seduta a pranzare (ed è pomeriggio inoltrato) e ragazzini che giocano per strada.

Rientrati sull’altro lato del fiume ci fermiamo a cena in Praça do Comercio allo storico Cafe Restaurant Martinho da Arcada, luogo in passato frequentato da numerosi artisti e premi Nobel portoghesi, primo fra tutti Fernando Pessoa. Con dispiacere constato che la fama supera di gran lunga la qualità, anche il prezzo è alquanto eccessivo ma pazienza…domani andrà meglio!

8 ottobre 2013

Oggi ci spostiamo al mare! Prendiamo un biglietto del treno giornaliero per poter salire e scendere a nostro piacimento. Prima tappa: Belém (ca 6 min). Visitiamo il Monasterio Dos Jeronimos, eretto per volere di Manuel I per dare degna sepoltura alla famiglia reale a partire dal 1502. I lavori si protrassero per oltre un secolo e ne venne fuori un edificio a dir poco maestoso. È in stile manuelino, cosiddetto proprio da Manuel I (1469-1521), il sovrano dei grandi viaggi di scoperta  e dell’ascesa del Portogallo a potenza economica mondiale. La tradizione gotica, quella mudejar e plateresca si fondono in questo genere architettonico-decorativo proprio nel periodo in cui nel resto d’Europa si afferma il Rinascimento. Il chiostro del monastero è imperdibile!

Poco distante dal monastero (al cui interno, ricordiamolo, ci sono le tombe di Pessoa, Camões, Vasco de Gama…) è la Torre di Belém, anch’essa voluta dal sovrano tra il 1514 e il 1520 ed eretta in una magnifica posizione panoramica, all’ingresso del porto sul Tago.

Ritorniamo in stazione (fa caldo e occorre una camminata di ca 20 minuti sotto il sole) e partiamo in direzione Cascais. Graziosa località balneare con un piccolo centro pieno di negozietti e ristorantini. Una moltitudine inimmaginabile di turisti affolla la spiaggetta, siamo a ottobre ma si respira ancora aria d’estate! Verso le 17.00 prendiamo atto che il sole ci ha sopraffatto e anche un po’ confuso…rientriamo a Lisbona!

Per cena abbiamo prenotato da Belcanto, prestigioso ristorante stellato in pieno centro, nei pressi del Teatro di Largo San Carlo. Lo chef, José Avillez, propone una cucina locale reinterpretata. In apertura ci stupisce con effetti ‘molecolari’, le prime tre/quattro portate sono delle delizie indecifrabili accompagnate da un ottimo vinho verde.

Continuiamo con un menu a base di carne e un buon rosso del Douro. I camerieri sono gentilissimi, l’ambiente è ricercato ma dall’aspetto informale. Andiamo via entusiasti…non senza il dessert, ovviamente!

Lisbona, ristorante Belcanto

9 ottobre 2013

Salutiamo Lisbona e ci dirigiamo alla stazione Entrecampos in direzione Faro. Il tragitto dura poco più di 3 ore durante le quali mi piace osservare il paesaggio che continua a mutare sensibilmente, ci avviciniamo al Sud caldo e ventoso. Si scorgono i primi ulivi, la terra diventa rossa e piano piano ci lasciamo alle spalle le colline, i laghi e i pascoli.

Scendiamo alla stazione di Faro giusto per un caffè, in realtà la nostra destinazione è Tavira, quindi chiediamo informazioni sul prossimo treno e acquistiamo i biglietti. In ca 40 minuti siamo a Tavira, la stazione è centralissima, e d’altra parte la cittadina è davvero piccola, quindi raggiungiamo a piedi la nostra pousada Convento de Gracia. È un posto incantato, un antico monastero ristrutturato e adibito (come tutte le pousadas portoghesi) all’accoglienza dei turisti. Internamente c’è anche una piscina, oltre a un buon ristorante.

La cittadina è davvero graziosa e da qui si può fare un’escursione in barca alla Isla de Tavira, un’isola di sabbia riserva naturale. Quello che colpisce di più è la luce…meravigliosa, quasi surreale…al tramonto le casette bianche e colorate si riflettono sull’acqua e tutt’intorno è silenzio, è quiete! Sarà per questo che piace tanto agli Inglesi? Non si vedono altro che Inglesi da queste parti.

Tavira, scorcio urbano con il ponte romano

Ci fermiamo a cenare in uno dei tanti ristorantini lungo il fiume, all’altezza del ponte romano, per provare la mitica Cataplana del Algarve, una zuppa a base di pesce e frutti di mare. È il nostro ultimo pasto portoghese, purtroppo, domani prenderemo un bus per Siviglia e da lì, tra un paio di giorni, il volo per rientrare in Italia…

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Argentina, da Buenos Aires a Ushuaia, 18 novembre – 2 dicembre 2012

Inizia il lungo viaggio verso l’Argentina!

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Russia: Mosca e San Pietroburgo, 20-27 luglio 2011

Diario di viaggio: Russia 2011

 

1° giorno: Ore 14.00 partenza per Mosca. Abbiamo acquistato un volo Air Baltic, Bari-Riga-Mosca, con rientro da San Pietroburgo. Alle 21:45 (ora locale, in Italia sono le 19:45) atterriamo a Mosca e iniziano i controlli: passaporto, visto e carta d’immigrazione precompilata a bordo in duplice copia (una va consegnata subito, l’altra al rientro…quindi attenzione a non perderla). Il primo contatto con la gente del posto è una sorta di biglietto da visita con su scritto: “Non sperare di comunicare con noi in una lingua che non sia il russo”. Infatti mi rivolgo in inglese alla poliziotta che sta effettuando i controlli sui miei documenti ma, in tutta risposta, la tizia mi guarda, borbotta qualcosa in russo e, con la mano, mi fa segno di proseguire! E va bene, cercheremo di trovare un modo per comunicare…spero! Fortunatamente ho prenotato dall’Italia un servizio transfer, per cui all’uscita dell’aeroporto trovo un ragazzotto biondo, occhi chiari e, in mano, un cartello con uno dei nostri nomi o, meglio, un accenno a uno dei nostri nomi. Riusciamo tra gesti e qualche parolina a capire che siamo le persone che cerca e partiamo, con un camioncino piuttosto malandato, alla volta della capitale.

Il nostro hotel non è molto distante dal centro, per cui decidiamo di lanciarci nel ristorante interno – per evitare inutili pellegrinaggi – e fare una passeggiata subito dopo per ammirare le mura e le torri del Cremlino by night. È uno spettacolo incredibile! Difficile spiegarne la sensazione, sembra di tornare bambini, quando immaginavamo castelli inespugnabili, torri altissime, principi e principesse.

Mosca, veduta notturna del Cremlino.

Mosca, veduta notturna del Cremlino (foto V. Basile)

Verso le 2 di notte rientriamo in hotel, meglio dormire qualche ora per affrontare il tour de force di domani.

2° giorno: Ore 8:00 sveglia, colazione, cambio valuta direttamente alla macchinetta nella hall dell’albergo, e ci incamminiamo verso la mitica Piazza Rossa.

Una volta arrivati a Mosca, se si ha poco tempo a disposizione, bisogna pianificare esattamente cosa vedere perché le distanze sono enormi. Dall’hotel impieghiamo circa 25 minuti a piedi per raggiungere la piazza (eppure ieri sera dal ponte su Sofiyskaya Naberezhnaya sembrava così vicina). Entriamo nella chiesa di San Basilio (ingresso 250 rubli, più 100 rubli di supplemento per le foto), per me il monumento simbolo di Mosca, una chiesa che sembra fatta di gelato! Poco dopo siamo in fila per entrare nel Mausoleo di Lenin (in realtà le file sono due, una per lasciare borse, macchine fotografiche, oggetti metallici in genere, l’altra per accedere al mausoleo, presidiato da numerosi agenti in divisa con tanto di manganello).

Fa davvero tanto caldo, per cui entriamo a mangiare un gelato nello storico edifico dei Magazzini GUM.

Nel primo pomeriggio iniziamo la nostra battaglia con la metropolitana di Mosca. La disposizione delle linee e delle stazioni (alcune splendide) non è complicata, anzi, direi abbastanza intuitiva, sulla mia mappa…il problema è la lingua. Tutte le indicazioni sono scritte solo ed esclusivamente in cirillico, e non è facile guardare sulla mappa (che prevede indicazioni in alfabeto cirillico e latino), individuare grazie all’alfabeto latino la posizione esatta e quella di destinazione, memorizzare il corrispondente cirillico, alzare gli occhi sui tabelloni della metro e riconoscere (tra decine di indicazioni) quella che stiamo cercando! Ma alla fine ci riusciamo, senza errori, ed è persino divertente! Arriviamo al convento delle Novizie, dove trascorriamo poco meno di un’ora nei giardini, prima di riprendere la metro per l’Arbat. Una passeggiata veloce in questa strada pedonale piena di bar, ristoranti e artisti di strada, e poi più a nord in cerca di un ristorantino che ho adocchiato sulla guida. Purtroppo ci sorprende la pioggia, quindi ci rifugiamo nella prima trattoria che incontriamo e poi chiamiamo un taxi per rientrare in hotel.

3° giorno: Ore 9:00 incontro in hotel con la guida che ci accompagnerà per 2 giorni alla scoperta dell’Anello d’Oro. Natasha, una simpaticissima moscovita dai capelli biondi e occhi azzurri, ovviamente. Ci presentiamo e saliamo sul pullmino (anche questo sembra più un camioncino malridotto) non senza esserci accordati su una cosa: la visita al Cremlino. Già, ieri – giovedì – era il giorno di chiusura, motivo per cui già dall’Italia avevo richiesto la partenza alle 12:00, in modo da avere qualche ora in più a Mosca per entrare al Cremlino. Così Natasha e il nostro autista (Sergiej, ovviamente) ci accompagnano all’ingresso e attendono pazientemente il nostro ritorno. In effetti non si può proprio andare a Mosca senza visitare il Cremlino, la chiesa di San Basilio e il Museo Puskin.

Mosca, chiesa all'interno del Cremlino.

Mosca, chiesa all’interno del Cremlino (foto V. Basile)

La piazza delle cattedrali è incredibile, come la decorazione degli interni, gli ori… Alle 12:00 usciamo dal Cremlino e partiamo alla volta di Vladimir. Il traffico è pazzesco, così verso le 13:30 ci fermiamo a pranzare lungo la strada. È un ristorante molto carino dal nome impronunciabile. La cucina è impeccabile e il prezzo più che ragionevole.

Proseguiamo il viaggio tra distese sconfinate di boschi e dacie (tipiche case di campagna russe) fino a Vladimir, sede di un antichissimo principato con tre importanti monumenti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Visitiamo due delle chiese e ripartiamo alla volta di Suzdal dove alloggiamo in un piccolo B&B interamente in legno, davvero grazioso.

4° giorno: Quella vissuta a Suzdal, piccola località campestre, è un’esperienza unica. Visitiamo la Cattedrale con l’iconostasi interamente rivestita in oro, il Monastero di Sant’Eufemio e San Salvatore con il giardino di erbe officinali, le chiese in coppia (una più grande per la stagione estiva e una più piccolina per quella invernale), il Museo delle architetture in legno. Il paesaggio è strepitoso e si ha davvero l’impressione di essere nel cuore della Russia. Per strada la gente vende un po’ di tutto, soprattutto cetrioli di propria produzione, comodamente seduti davanti alle porte delle proprie abitazioni, con bellissime finestre intagliate. Questa è la Russia delle banie (saune), dei fiumi, dei grandi spazi verdi, del contatto con la natura e con il silenzio.

Suzdal, veduta.

Suzdal, veduta (foto V. Basile)

Anche qui pranziamo alla grande e a prezzi stracciati, prima di rientrare a Mosca per recarci alla stazione, non prima di una visita veloce del Mercatino delle Pulci.

Verso le 16.00 ci dirigiamo in stazione, ci attende il treno ad alta velocità Mosca-San Pietroburgo. Poco più di 700km in circa 4 ore di tragitto, il treno è moderno, pulito, confortevole; il paesaggio fuori dal finestrino semplicemente meraviglioso. Arrivo in perfetto orario, peccato che stia diluviando. Fortunatamente ci attende anche questa volta un servizio transfer che ci conduce in hotel.

5° giorno: Programma della giornata: Peterhof, una delle residenze fatte costruire da Pietro il Grande poco fuori San Pietroburgo. Ci arriviamo in aliscafo godendoci la vista sulla baia e, in lontananza, il Golfo di Finlandia, già…il confine è davvero vicino.

In origine questa residenza doveva essere davvero una magnificenza, oggi è, in realtà, una ricostruzione quasi totale, dato che l’edificio era andato distrutto durante l’ultimo conflitto mondiale. Passeggiamo un po’ tra giardini e giochi d’acqua fino a Montplaisir, e verso le 14:00 riprendiamo l’aliscafo.

Residenza di Peterhof.

Residenza di Peterhof (foto V. Basile)

Trascorriamo il pomeriggio a passeggiare sulla Nevsky Prospeckt e per cena ci dirigiamo al Demidoff, un ristorante consigliato, ma francamente un po’ eccessivo. La cena a base di salmone e caviale è piuttosto buona, ma l’atmosfera troppo forzata, con uno spettacolo gitano allestito per i turisti!

6° giorno: Dopo una ricca colazione prendiamo la metro (che fortunatamente prevede cartelli in alfabeto cirillico e latino) per la Fortezza dei SS. Pietro e Paolo, una cittadella fortificata su una delle isole di San Pietroburgo. Imperdibile la chiesa e la visita alle prigioni dove un tempo fu tenuto prigioniero – tra gli altri – Trovsky. Pranziamo in uno dei tanti ristoranti georgiani presenti in città e continuiamo la nostra camminata tra lunghi viali, canali, fiumi e imponenti edifici tardo barocchi.

In serata manteniamo la linea georgiana e ceniamo in posticino davvero carino: Kavkaz Bar. Non immaginavo la cucina georgiana mi sarebbe piaciuta tanto, pane con formaggio squisito, grigliata di carne cotta alla perfezione, ottime anche le verdure grigliate e le patate cotte con la buccia.

7° giorno: Finalmente è il momento dell’Hermitage! Ho pre-acquistato i voucher on line, per evitare la coda, che vi assicuro è spaventosa! Tuttavia, a causa di un problema con la linea elettrica, ci tocca attendere un po’ per ricevere i biglietti. L’organizzazione lascia un po’ a desiderare, anche il materiale informativo, insomma, la gestione, ma essere qui dentro, in questo palazzo, tra queste opere d’arte, vi garantisco che è indescrivibile. È il sogno di una vita che diventa realtà!

San Pietroburgo, Hermitage.

San Pietroburgo, Hermitage (foto V. Basile)

Passiamo qui dentro quasi tutta la giornata, poi usciamo a gironzolare per le strade vicine, trascorrendo senza una meta precisa le ultime ore a San Pietroburgo …domani si torna in Italia.

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Usa: New York, Philadelphia e Washington, 18 – 24 agosto 2010

Usa, east coast: diario di viaggio

 

1° giorno: Partenza ore 6.50 da Brindisi, scalo a Fiumicino e a Pisa, dove recuperiamo fortunatamente la valigia che, in realtà, avrebbero dovuto spedire direttamente negli USA! Un paio d’ore di ritardo della Delta da Pisa, arrivo a New York ore 19.00 (ora locale). Dopo i vari controlli di rito (passaporto, impronte digitali, foto, etc.) stanchi per le ore di volo optiamo per un  taxi.

Piccola divagazione: all’inizio di ogni viaggio c’è sempre una sensazione strana – almeno per me – ci si sente un po’ pesci fuor d’acqua. Intendo i primi istanti, magari i primi giorni. C’è bisogno del tempo necessario per capire esattamente dove siamo, che tipo di gente ci circonda, cosa si aspettano da noi o cosa noi ci aspettiamo da loro, cosa si può fare e cosa, invece, è disdicevole. Il tempo per trovare la maniera migliore per interagire con la nuova meta e la sua gente. Ovviamente si tratta di un paese straniero e anche abituarsi a comunicare in un’altra lingua richiede il suo tempo. Premesso ciò non si può negare che il tempo per ambientarsi a New York raddoppi!! Non voglio essere troppo critica, ma non ci si può raccontare che è sempre tutto perfetto, che NY è il centro del mondo, il posto dove tutti vorrebbero vivere…NY è una città impegnativa e anche faticosa e ha bisogno di un po’ di tempo per essere compresa! Ovviamente dopo quasi 24 ore di viaggio (calcolandole da Brindisi), sedili non comodissimi e aria condizionata a palla, non si può atterrare in una megalopoli e aspettarsi che tutto andrà alla grande. Per iniziare arrivi alle 19:00 ma il tuo corpo non lo sa (segue ancora l’orario italiano e quindi è convinto che sia l’1:00 di notte), sei stanco, assonnato, congelato e sembra che tutti ti attendano al varco per farti domande strane in una lingua che fatichi a comprendere (soprattutto lo slang). Inizi a demoralizzarti! Poi passi ai controlli di sicurezza, degni di un criminale, e da demoralizzato passi a preoccupato! Finalmente stai per uscire dall’aeroporto e vieni assalito da decine di persone (più o meno losche) che ti propongono un passaggio in hotel. Con difficoltà cerchi di farti largo e arrivare ai taxi autorizzati e nel cervello ti si fa sempre più chiara una domanda: ma perché sono venuto in vacanza qui??? Finalmente arrivi in hotel, consegni la tua carta di credito (anche se hai già prepagato la camera dall’Italia)  e senza pensare più a nulla…altrimenti si aprirebbero parentesi infinite, vai a dormire.

2° giorno: sveglia prestissimo, ore 6:00, d’altra parte è da circa 2 ore che ci rigiriamo nel letto…colpa del fuso orario! Fortunatamente la colazione in hotel inizia alle 7:00, così alle 8:00 siamo già per strada. La giornata è iniziata decisamente meglio. Il letto king size del nostro hotel a Midtown è comodissimo, con 6 cuscini morbidissimi; la colazione superba! Così ci dirigiamo direttamente a Penn Station per acquistare la MetroCard (utilissima e davvero conveniente, se si intende girare tutta la città). Prendiamo la subway in direzione Downtown, precisamente South Ferry, ultima fermata utile per prendere il traghetto per Staten Island. Lo Staten Island Ferry è un traghetto gratuito, utilizzato quotidianamente dagli abitanti di Staten Island che lavorano a Manhattan.  – L’isola non ha molto da offrire a un turista, ma la traversata (dura circa 20 minuti) consente una piacevole crociera nella baia di NY, passando non lontano dalla Statua della Libertà, con vista privilegiata su tutta la city.

Rientrati a Manhattan iniziamo il nostro giro a piedi per il Finantial District. Da non perdere la Trinity Church con annesso cimitero. Doveroso un salto a Ground Zero, anche perché sono curiosa di vedere come avanzano i lavori. Quindi proseguiamo fino alla City Hall e ci fermiamo a mangiare qualcosa in un posto lì vicino. Credo sia qualcosa a metà strada tra un minimarket e un self service ed è gestito da giapponesi. Puoi semplicemente fare la spesa, oppure riempire un vassoio monoporzione in plastica e sederti a mangiare. Già…c’è praticamente di tutto: pollo, patate, insalata, tutto allo stesso prezzo, nel senso che alla casa pagherai a peso!!! Non importa cosa prendi ma quanto! Se preferisci puoi chiedere ai signori dietro al bancone di prepararti qualcosa sul momento. È un’alternativa ai camioncini che vedono hot dog, decisamente più economica di ristoranti e steakhouses. Prendiamo qualcosa dall’aspetto un po’ più salutare e usciamo. Direzione Brooklyn.

Trascorriamo un paio d’ore a spasso per questo quartiere davvero incantevole: case basse di impronta vittoriana, tanti parchi, negozi e boutique di tendenza. Ci fermiamo sulla Brooklyn promenade per goderci il panorama.

Riprendiamo la metro e scendiamo a Franklyn Street (Tribeca) per gironzolare tra Chinatown e Little Italy. Personalmente trovo questi quartieri inquietanti. Ovunque solo cinesi, negozi cinesi, si parla in cinese…ma l’integrazione dov’è? L’odore che fuoriesce da macellerie e pescherie è rivoltante, la sensazione è, in generale, di sporco. Premetto che la Cina mi affascina, la sua storia, le antiche tradizioni, ma questo quartiere non è proprio un buon testimone! Continuiamo a camminare in cerca di Little Italy…ma non c’è, non rimane quasi più nulla, e forse è meglio così. Oggi a NY ci sono numerosi ristoranti italiani di successo che hanno conquistato un posto in vari quartieri (anche più chic), come alcune delle migliori case di moda. Non voglio essere fraintesa, è che non mi piace vedere quartieri destinati a un’unica etnia, o una sola classe sociale, lo trovo triste e anacronistico!

Prima di rientrare decidiamo di passeggiare un po’ per Soho, ma sono troppo stanca per fare shopping, così osservo sbadatamente qualche negozietto, prima di riprendere la metro per l’hotel.

Per cena optiamo per una Steak House non lontana dall’Empire. È un po’ cara ma la qualità è ottima, il filetto è spesso ma morbidissimo, anche la birra ha un suo perché. Alle 23:00 siamo cotti e andiamo a nanna.

3° giorno: Anche questa mattina sveglia alle 6:00. Colazione e metro per Harlem. Oddio! Forse anche in questo caso le aspettative erano troppo elevate. Forse se ci vieni di domenica mattina e assisti a una messa con tanto di gospel è tutto diverso. Ma oggi, venerdì, alle 8:30 del mattino, non trovo nulla di particolarmente intrigante, le strade sono deserte, ogni tanto spunta qualcuno da un portoncino…quindi cambiamo rotta e ci spostiamo verso Morningside Heights per visitare la Columbia University. L’aria che si respira è incredibile! Per chi è abituato alle deprimenti università italiane questa è davvero una bella sensazione. Qui nella cultura investono (o almeno hanno investito) e lo si evince dalle strutture a disposizione degli studenti e dal verde che le circonda.

Prendiamo la metro per il Lincoln Center e da lì, a piedi, per Central Park South. Pranziamo seduti sul prato lasciandoci sopraffare da questo immenso parco artificiale nel cuore di Manhattan.

New York, Central Park.

New York, Central Park (foto V. Basile)

Oggi pomeriggio Greenwich Village! Che gioia questo quartiere. Finalmente gente con il sorriso impresso sulle labbra e, in Washington Square Park, una band di giovanissimi suona alcuni brani per guadagnare qualcosa, nella speranza, chissà, di diventare famosi prima o poi, come tanti che hanno iniziato da qui. Ci fermiamo a bere una birra in un caffè nel West Village che sembra uscito da una puntata di Friends. Più avanti veniamo letteralmente abbagliati da un piccolo locale dove servono burritos e margarita. Che posto fantastico! C’è una coda lunghissima all’ingresso, d’altra parte i tavoli all’interno non sono tantissimi; un tizio all’ingresso chiede i documenti (immagino verifichi che non si imbuchino dei minorenni), e una volta dentro è il delirio! Bandierine colorate pendono dal soffitto, i tavoli somigliano ai banchi di scuola e la clientela è composta per lo più da gente di colore allegra e rumorosa. Si fa festa a suon margarita o birra e enormi burritos o tacos. L’atmosfera mi piace…ma siamo un po’ brilli, così, nonostante sia ancora molto presto, rientriamo in hotel.

4° giorno: Oggi mattinata al Moma. è davvero un bel museo, la struttura, le collezioni, anche la mostra di Matisse in cui casualmente ci siamo imbattuti. Entrare in un museo a NY rende la città più familiare, un po’ più europea. Non so come descrivere la sensazione, ma è piacevole! Oggi tutta la città appare più scintillante ai miei occhi. Forse perché non ho dovuto prendere la metro che – diciamoci la verità – è molto efficiente ma non altrettanto pulita. Forse perché uscendo dall’hotel la prima strada che ho imboccato è stata la V Avenue. Forse perché è sabato mattina e c’è meno traffico. Insomma…per non rovinare l’idillio decido di passare anche il resto della giornata a Midtown.

Visitiamo il Rockfeller Center, entriamo a curiosare da Tiffany e poi all’Apple Store. Prendiamo un hot dog al volo (sperando che sia l’ultimo di questa vacanza) e continuiamo a passeggiare per Park Avenue. Ecco che l’altra faccia di NY si presenta, o meglio una delle tante. La strada è deserta, gli uffici sono chiusi ed è un susseguirsi di banche e mega-grattacieli che ospitano chissà quali grandi aziende. Intravediamo un caffè che sembra quasi un giardino ai piedi di un grattacielo e ci fermiamo per un drink. Scappiamo dopo meno di 3 minuti: per terra c’è sporco ovunque, il bancone, dove ci siamo ‘accomodati’, è appiccicoso, ai miei piedi intravedo frammenti di vetro e pozze d’acqua, c’è un odore persistente di alcohol e…ciliegina sulla torta…vedo la barman preparare un cocktail davanti ai miei occhi e versarlo in un bicchiere sporco! Ha finto di lavarlo passandolo due secondi sotto l’acqua corrente, ma, ovviamente, è ancora sporco. Non reggo, chiediamo il conto e andiamo via.

Altra piccola digressione: credo che NY sia più di ogni altra una città di forti contrasti, a tratti surreali. La presenza di 8 milioni di abitanti, più turisti, uomini d’affari, clandestini etc rende tutto più complicato, la gestione non è semplice, ma resta il fatto che non sai mai cosa ti attende dietro l’angolo. Un attimo prima sei impressionato dalla bellezza di Central Park, il secondo successivo noti decine di sacchi della spazzatura accumulati per strada. È difficile da reggere persino per chi come me ha vissuto in città problematiche, senza mezze misure, città che o si odiano si amano. Certo, pochi giorni non sono sufficienti per esprimere un giudizio attendibile, e, solitamente, l’opinione che ci si fa visitando un posto nuovo è viziata da numerosi aspetti, alcuni accidentali. Vedo donne stupende uscire la sera con abiti attillati e tacchi vertiginosi, entrare in un taxi per andare – immagino – in qualche locale trendy o a un party esclusivo; le vedo rientrare in hotel il giorno successivo con le buste dello shopping, sorridenti e bellissime. Il loro giudizio su questa città sarà necessariamente diverso dal mio. Ma non posso fare a meno di osservare anche tutte quelle persone con l’aria stanca che quotidianamente si spostano in metro per raggiungere il posto di lavoro; tutte quelle persone che vivono la parte bassa della città, addirittura quella sotterranea, e sembrano così sole in questa città immensa, dove chi ha i soldi abita ai piani alti, ha l’ufficio sull’attico e atterra in elicottero direttamente sul tetto dei grattacieli.

Riprendiamo il nostro giro fino alla Grand Central Station e al Crysler Building. Mangiamo al volo un trancio di pizza da un pakistano e rientriamo in hotel: stasera ci concediamo i piani alti, ci tiriamo a lucido e saliamo per un drink al roof garden del nostro hotel. Come volevasi dimostrare: qui NY si mostra in tutto il suo splendore. Un giardino sul terrazzo al 30° piano, bar con vista privilegiata sull’Empire illuminato. Intorno a noi giovani di diversa provenienza, ma anche tanti newyorkesi a godersi il panorama e il fresco della sera.

5° giorno: Facciamo colazione al volo e poi dritti a Penn Station, il treno per Philadelphia ci attende. È un treno regionale dell’Amtrak ma è perfetto. Arrivo a destinazione in perfetto orario. Lasciamo le valigie e iniziamo il nostro giro. D’obbligo una capatina al Liberty Bell Center, al Masonic Temple e un po’ di free time al Reading Terminal Market di Philly.

Trascorriamo il pomeriggio passeggiando per il quartiere quacchero (davvero grazioso) fermandoci a cena in un fantastico ristorante cubano.

6° giorno: oggi treno per Washington (District of Columbia).  Lungo il tragitto osserviamo le tipiche casette in legno dei film americani, con l’auto nel vialetto, il giardino ben curato. All’altezza di Baltimora, nel Maryland, lo scenario cambia; dal finestrino intravedo la periferia con case strette, addossate le une alle altre, tutte colorate, con bambini afroamericani seduti sui gradini o per strada a giocare. La nuova Baltimora è in lontananza.

Arrivati a destinazione e ignari delle distanze e degli spazi immensi che contraddistinguono la capitale – il nostro hotel è po’ fuori mano – pensiamo bene di uscire a piedi! Accidenti che fatica! Arriviamo alla Casa Bianca e da lì al Capitol. Quanto verde, è tutto così pulito e ordinato, passiamo vicino all’obelisco e da lì al Lincoln Memorial. Il National Mall è assoluto il simbolo di questa città pianificata sul finire del ‘700 per volere di George Washington dall’architetto-urbanista Pierre Charles L’Enfant.

Washington

Washington (foto V. Basile)

I prati immensi sono pieni di giovani che giocano a baseball o a rugby, gente che legge il giornale e…scoiattoli! Graziosi, sono ovunque, perfettamente integrati con la gente del posto, in attesa di qualche nocciolina. Nel tardo pomeriggio ci sorprende la pioggia, così prendiamo un taxi per Georgetown dove riusciamo a passeggiare un altro po’ prima di entrare in un autentico pub americano per un mega hamburger e una birra alla spina.

7° giorno: si rientra a NY per un ultimo giorno di permanenza sulla East Coast. Questa volta abbiamo prenotato un piccolo hotel nell’Upper East Side. Il quartiere pullula di negozi e boutique davvero interessanti…ma i prezzi sono decisamente al di là della nostra portata.

Il programma prevede una visita al Guggenheim – è un must – e subito dopo cena in un ristorantino nei pressi dell’hotel.

8° giorno: ultimo giorno a NY. Il volo parte verso sera, così effettuiamo il check out e ci dirigiamo al Metropolitan Museum. Passiamo ore e ore tra le numerose sale che ospitano oltre 2 milioni di opere (ed è solo la collezione permanente), suddivise in diverse sezioni che vanno dall’antichità classica all’arte moderna.  Molte delle sale hanno immense vetrate sul Central Park che ci si presenta in una veste del tutto nuova – e ancora più affascinante – sotto la pioggia di questo acquazzone estivo.

È ora di andare, il volo per l’Italia ci aspetta! Salutiamo NY e la East Coast; non so se ci rivedremo ma, al di là di tutto, è stata una bella esperienza!

New York by night.

New York by night (foto V. Basile)

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Nord Europa, 31 agosto – 8 settembre 2009

Tre amici a spasso tra Oslo, Stoccolma e Helsinki.

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